L’imperfetto un perfetto compagno di scrittura

22.08.2019

Hourglass di Nile (Pixabay)
Hourglass di Nile (Pixabay)

L'imperfetto in ogni suo uso permette di penetrare nello spazio/tempo di una storia, di partecipare ad essa tramite la voce narrante, di introdurci "nel mondo vischioso delle cose e delle loro qualità" (F. Frasnedi, 1985).

L'imperfetto è il tempo:

  • Della descrizione
  • Dello spazio
  • Della durata indefinita
  • Della tendenza a permanere
  • Della resistenza al cambiamento
  • Del rallentamento del flusso del divenire
  • Dell'eterno ritorno di gesti/abitudini
  • Dei rinvii col destino
  • Della mutazione fulminea del tempo/avventura/spazio
  • Della partecipazione sofferta (da qui l'uso delle ripetizioni, delle dilatazioni, della riluttanza a ritornar alla linearità)

L'imperfetto ci lega alla partecipazione affettiva; esso è il tempo della memoria, della coscienza e del ritmo ripetitivo dell'esperienza. Esso ha anche valori modali, ad es. entrare in un negozio e dire "Volevo ..." o la commessa che vedendo entrare un cliente dice: "Cosa voleva?"

In questa accezione esso può condensare i valori modali del condizionale (cortesia - desiderio attenuato dal pudore - volontà velata - ...). Utili alla riflessione in tal senso possono essere le verbalizzazioni dei giochi dei bambini senza necessariamente pensare a dover "catalogare" il tempo verbale. Frasi come "Io ero il re e tu eri il cattivo" durante le situazioni di gioco sono uno spunto rilevante: il tempo del gioco è ripetizione, ma anche permanenza, ci sono ruoli ma anche gesti ricorrenti.